Tiziana Colombo: la mia storia con NonnaPaperina

Mi chiamo Tiziana Colombo, ma da molti anni per tante persone sono semplicemente Nonna Paperina. Questo nome mi accompagna dal 2004, quando ho iniziato a raccogliere online le ricette preparate nella mia cucina. Allora non immaginavo che quel piccolo spazio sarebbe diventato il progetto che conoscete oggi. Avevo soltanto bisogno di raccontare ciò che stavo vivendo e di non perdere il piacere di sedermi a tavola con le persone che amo.
NonnaPaperina non è nata da una strategia studiata a tavolino. È nata in un momento in cui il mio rapporto con il cibo stava cambiando. Quando ho iniziato a fare i conti con nichel, glutine e lattosio, molte delle mie abitudini sono state messe in discussione. Mi ritrovavo davanti a ingredienti che non conoscevo, ricette da ripensare e domande alle quali non era sempre facile trovare una risposta chiara.
In quel periodo mia sorella Maria Grazia mi è stata accanto anche attraverso la cucina. Preparava per me piatti semplici, cercava alternative e mi aiutava a ritrovare la voglia di mangiare con serenità. Quel gesto quotidiano mi ha insegnato qualcosa che porto ancora con me: una ricetta non nutre soltanto perché contiene gli ingredienti giusti. Nutre anche quando fa sentire una persona accolta, pensata e parte della tavola.
Da lì ho ricominciato a provare. Ho sbagliato dosi, consistenze e cotture. Ho scoperto alimenti che non avevo mai usato e ho imparato a sostituire un ingrediente senza togliere identità al piatto. Ogni risultato riuscito diventava un piccolo passo avanti e ogni errore mi dava un motivo per tornare ai fornelli. Poco alla volta, il diario personale è cresciuto insieme a me.
Una cucina che non mette nessuno da parte
La cucina inclusiva, per me, non è una definizione da inserire in ogni titolo. È il modo in cui guardo la tavola. Significa cercare un piatto che possa essere condiviso, evitando quando possibile di preparare una portata diversa per ogni persona. Significa ascoltare le esigenze di chi abbiamo davanti, ma anche ricordare che mangiare deve restare un piacere.
Non ho mai voluto raccontare una cucina fatta soltanto di divieti. Le intolleranze fanno parte della mia storia e continuano ad avere uno spazio importante in NonnaPaperina, ma non sono tutto ciò che sono. Amo le ricette di casa, i piatti regionali, gli ingredienti poco conosciuti, i dolci delle feste e le preparazioni che profumano di famiglia. Amo anche assaggiare qualcosa di nuovo e chiedermi come potrei portarlo nella mia cucina.
Negli anni ho capito che spesso una buona ricetta inclusiva è semplicemente una buona ricetta. Deve avere sapore, una consistenza piacevole e un motivo per essere preparata di nuovo. Non dovrebbe far pensare a una rinuncia, né essere servita con una spiegazione prima ancora dell’assaggio. Il complimento più bello arriva quando tutti mangiano lo stesso piatto e nessuno sente il bisogno di chiedere per chi sia stato preparato.
Per questo su NonnaPaperina trovate ricette senza glutine, senza lattosio o attente al nichel, ma trovate anche cucina italiana, sapori dal mondo, bevande, ingredienti, tradizioni e idee per ogni giorno. Il filo che unisce tutto è la voglia di rendere la cucina più semplice da vivere e più bella da condividere.
Le idee arrivano dalla cucina, dal giardino e dai viaggi
Molte ricette nascono nella mia cucina, spesso quando non le sto nemmeno cercando. Mio marito Gabriele ama il giardino e capita che arrivi con una cesta piena di ortaggi, erbe, fiori o frutti appena raccolti. Appoggia tutto sul tavolo e mi domanda: “E ora?”. Quella domanda è diventata quasi un appuntamento. Guardo ciò che ha portato, penso agli abbinamenti e comincio a provare.
Altre idee arrivano dai viaggi. Mi piace osservare i mercati, parlare con le persone, scoprire come un ingrediente viene scelto e cucinato nel suo luogo d’origine. Porto a casa profumi, colori, piatti assaggiati per la prima volta e piccoli gesti che raccontano una cultura. Poi provo a ricreare quelle sensazioni con rispetto, adattandole alla mia cucina e agli ingredienti che posso trovare.
Non viaggio soltanto per vedere luoghi nuovi. Viaggio anche per capire quanto il cibo riesca a raccontare le persone. Una ciotola preparata in un mercato asiatico, un pane comprato in un piccolo forno o un frutto assaggiato dall’altra parte del mondo possono diventare l’inizio di una ricerca, di un articolo o di una nuova ricetta.
Questa curiosità ha allargato NonnaPaperina oltre il suo punto di partenza. Oggi il sito parla di alimenti, territori, novità del settore, biodiversità, tecniche di cucina e tradizioni. Ogni tema, però, torna sempre allo stesso luogo: la tavola di casa e il desiderio di offrire al lettore qualcosa che possa usare davvero.
NonnaPaperina è diventata un lavoro di squadra
Per molto tempo ho fatto quasi tutto da sola. Scrivevo, cucinavo, fotografavo, rispondevo alle domande e cercavo di capire come far crescere questo progetto. Con il passare degli anni, però, NonnaPaperina è diventata troppo grande per essere portata avanti da una sola persona.
Oggi Jessica lavora al mio fianco a tempo pieno. Non si occupa soltanto dei social: mi aiuta nella pubblicazione dei contenuti, nell’organizzazione e nella gestione quotidiana del progetto. È diventata una presenza essenziale, una di quelle persone che conoscono il lavoro, ne comprendono il ritmo e sanno intervenire quando le giornate sembrano non bastare mai.
Accanto a noi ci sono collaboratori e professionisti che portano competenze diverse. Negli anni ho incontrato cuochi, pasticceri, panettieri, produttori, fotografi e persone che mi hanno insegnato qualcosa. Ho scritto libri, partecipato a eventi e dato vita a progetti che mi hanno permesso di trasformare una passione personale in un lavoro vero.
Anche De Gustibus, il ristorante di mio figlio, fa parte della mia vita quotidiana. Lo seguo da vicino, tra comunicazione, idee, menù e tutte quelle urgenze che conosce bene chi lavora nella ristorazione. A volte sembra di avere troppe cose da fare nello stesso momento, ma proprio da questo movimento continuo arrivano spesso gli spunti più veri.
Perché continuo a raccontare la mia cucina
Dopo tanti anni continuo a emozionarmi quando una lettrice mi scrive che una ricetta è riuscita, che finalmente ha preparato un dolce per tutta la famiglia o che ha scoperto un ingrediente grazie a un mio articolo. In quei momenti ritrovo il motivo per cui NonnaPaperina è nata.
Non voglio presentarmi come una persona che possiede tutte le risposte. Continuo a studiare, provare, sbagliare e cambiare idea. Racconto ciò che conosco attraverso l’esperienza e, quando un argomento richiede una competenza medica, ricordo sempre che il riferimento deve essere un professionista qualificato.
Quello che posso offrire è il mio percorso: più di vent’anni di ricette, tentativi, incontri, viaggi e tavole condivise. Posso raccontare ciò che ha funzionato nella mia cucina, gli errori che ho commesso e le soluzioni che mi hanno aiutata. Posso continuare a fare domande e a cercare risposte che siano chiare e utili anche per chi legge.
“Don’t worry, be happy” è una frase che mi accompagna da sempre. Non significa che tutto sia semplice o che i problemi vadano ignorati. Significa cercare una strada anche quando le cose cambiano. La cucina mi ha insegnato proprio questo: a partire da ciò che ho davanti e a trasformarlo, con cura, in qualcosa che possa essere condiviso.
NonnaPaperina è nata da una difficoltà, ma non è rimasta ferma lì. È diventata una casa piena di ricette, persone, viaggi, ingredienti e storie. E ogni volta che qualcuno entra, legge una pagina e porta una mia idea nella propria cucina, quella casa diventa un po’ più grande.
Le informazioni pubblicate su NonnaPaperina.it nascono dall’esperienza personale e dal lavoro editoriale. Non sostituiscono il parere del medico o di altri professionisti qualificati.






















